Attività di docenza e progetti formativi

Svolge la sua attività di docenza tramite seminari e lezioni presso associazioni, aziende ospedaliere e atenei in Italia e all’estero sul tema della preparazione alla propria morte e sull’accompagnamento empatico delle persone in fin di vita, delle loro famiglie e del personale curante.

Sempre più spesso i suoi corsi confluiscono all’interno di master post lauream, come quello organizzato nel 2004 dall’Irecoop Emilia Romagna per i laureati in Infermieristica, e in percorsi accreditati ECM (Educazione Medica Continua).

logo-università-roma-tre1L’Università di Roma III, Facoltà di Pedagogia, le ha affidato la docenza e il coordinamento dell’area specialistica del Master di II livello che è partito ad inizio 2013 e si è concluso a novembre dello stesso anno, intitolato Accompagnamento empatico dei morenti. Tanatologia e pedagogia.

220px-logo_universita_degli_studi_di_milanoCorsi tenuti presso l’Università degli Studi di Milano:

Il 16.9.2015 ha tenuto una lezione al Master di 1°livello in “Cure palliative per figure non mediche” dell’Università di Milano, su “Accompagnamento empatico alla sofferenza terminale e al lutto”.

Corsi tenuti presso l’Università degli Studi di Parma:

La formazione ECM e la ricerca di Parma sono state insignite del Premio Terzani 2008 per l’umanizzazione della medicina, ex-aequo con l’Istituto Tumori di Milano. La ricerca è interamente scaricabile, in italiano e in inglese, dal sito ww.tonglen.it.

Su incarico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, nel 2009-2010 ha progettato e tenuto, insieme ad altri 7 docenti, un progetto formativo ECM di un intero reparto di terapia intensiva cardiochirurgica, diventato poi un progetto d’eccellenza aziendale, infine presentato nella Regione Emilia Romagna come progetto-pilota per l’umanizzazione e la dignità della persona nelle Terapie Intensive.

Il 2.12.2013 l’Università degli Studi di Parma le ha affidato un intervento di 8 ore nel Master di I livello su Cure palliative e terapia del dolore per professioni sanitarie 2013 per esporre il metodo ECEL®.

Il 14.10.2015 ha tenuto una lezione su “Il sostegno alla famiglia nel lutto anticipatorio e nel sentimento di perdita: la dimensione spirituale e la ricerca di un senso” per il master di I livello in Cure palliative e terapia del dolore della Facoltà di Infermieristica l’Azienda Ospedaliero-universitaria di Parma.

 

logo-universita-degli-studi-di-torinoCorsi tenuti presso l’Università degli Studi di Torino:

Nel 2004 Master di Psiconcologia organizzato dall’Università di Torino

Il 3.12.2013, a Torino, ha tenuto una lezione sull’Accompagnamento empatico della fine della vita secondo la tradizione tibetana presso il Corso di Laurea in Infermieristica, a Torino.

Il 28.3.2014 ha presentato il metodo ECEL al Master di Alta Formazione e Qualificazione in Cure palliative per medici specialistici, presso Psicologia Clinica ed Oncologica delle Molinette, Torino.

Il 30.3.2015 ha tenuto una lezione al Master di I livello in “Infermieristica di famiglia e di comunità” del Dipartimento di Scienze cliniche e biologiche dell’Università di Torino, dove ha presentato il metodo ECEL.

usiCorsi tenuti presso l’Università della Svizzera Italiana:

Master per infermieri dell’Università della Svizzera Italiana nel 2008

irecoopIrecoop Emilia Romagna:

Nel 2004 master post lauream per laureati in Infermieristica

Dal 2005 collabora con lparma_aospAzienda Ospedaliero-universitaria di Parma, per la quale ha disegnato e tenuto un lungo progetto formativo conclusosi con una ricerca sull’impatto dell’addestramento all’accompagnamento empatico sullo stress e l’efficienza lavorativa del personale a contatto con i malati terminali, nonché sull’impatto di questa forma di accompagnamento sui pazienti, anche quelli in età pediatrica.

 

asl-cn2-alba-braNel 2010 ha anche coordinato e insegnato in un progetto ECM di addestramento all’accompagnamento empatico della sofferenza rivolto al personale di un hospice a cura della ASL CN2 e della Scuola di Umanizzazione della Medicina.

 

Ass. Tonglen ONLUSDa diversi anni progetta i corsi di formazione per l’accompagnamento empatico della fine della vita dall’Associazione TONGLEN ONLUS; questi corsi prevedono la partecipazione tenuti di docenti anche stranieri, e all’interno del progetto formativo dell’Associazione tiene regolarmente una parte dei corsi sull’elaborazione empatica del lutto, sull’approccio empatico alla fine della vita e su argomenti affini, spesso in co-docenza. In particolare:

  • Le patologie che si mascherano nel dolore alla fine della vita (23.1.2011) in codocenza con il dott. Giuseppe Spatola, psichiatra
  • L’accompagnamento dei pazienti non cattolici e dei loro familiari (19.2.2011)
  • Elaborare il lutto secondo l’accompagnamento empatico (24.10.2011 e 1.5.2016) in codocenza con Franco Picotto
  • Liberarsi dalla paura della Morte (3.3.2012, Torino)
  • Vivere con la malattia (24.3.2012, Torino) in codocenza con la dott.sa Daniela Cravanzola
  • Il processo della morte nella visione tibetana (25-27.5.2012, Torino) in codocenza con il dott Tenzin Thupten
  • Il 22.9.2014 e il 17.4.2016 ha tenuto con il Dott Cattinelli il primo seminario introduttivo Tenersi per zampa fino alla fine: Accompagnamento empatico degli animali alla fine della vita organizzato da Centro Armonia e Associazione Tonglen, Torino
  • Il 7.10.2015 ha tenuto un workshop su “Accompagnamento empatico degli animali alla fine della vita”, presso Ospedale San Giovanni Antica Sede di Torino, in collaborazione con l’Associazione Tonglen.
i92976199._szw200h250_Il 22.1.2012 ha tenuto a Milano per la SIMP (Società Italiana Medicina Psicosomatica), presso l’Associazione il Labirinto, il seminario ECM La morte come trasformazione secondo la tanatologia tibetana, all’interno del corso “La morte è davvero la morte?”.

RIGPANell’anno 2012-2013 ha tenuto presso il centro torinese dell’Associazione Rigpa Italia quattro serate sull’Accompagnamento empatico, di cui una dedicata ai fondamenti scientifici e una all’accompagnamento dei bambini; e, per l’Associazione Tonglen, l’annuale edizione dei seminari sopra descritti.
Il 25.5.2013 ha tenuto una giornata di seminario su Liberarsi dalla paura della morte ai clown di corsia dell’Associazione Sorridimi di Milano.

sorridimiIl 7.6.2014 ha tenuto il seminario L’ascolto empatico della sofferenza – la nostra e quella altrui presso l’Associazione Sorridimi, Milano.

Il 30.1.2015 ha tenuto una giornata di formazione a Milano per l’Associazione Sorridimi, i cui clown di corsia prestano servizio all’interno di un hospice.

spiritual-careIl 9.6.2014 presso l’Israel Spiritual Care Network a Gerusalemme, ha tenuto il seminario How to learn ECEL, the Empathic Care for the End of Life approach.

 

 

pura-festivalIl 14.2.2015 al Pura Festival di Verona, il 23.3.2015 A Torino presso l’Ass. Tonglen e di nuovo il 14.5.2015 a Torino, alla Sala Infernotti – Ospedale San Giovanni Antica Sede, ha presentato in un miniworkshop l’applicazione del metodo ECEL nell’accompagnamento terminale degli animali.

nuovoaleph-comIl 14.11.2015 ha tenuto una conferenza a Bari, presso Nuovo Aleph, su “Trasformare la sofferenza alla fine della vita: tradizione tibetana e scienza occidentale a confronto”.

66-martiri-grugliascoIl 24.2.2016 ha tenuto una giornata di formazione per genitori e insegnanti su “Accompagnare empaticamente la sofferenza nella scuola” insieme a Grazia Roncaglia, preso la Scuola 66 Martiri di Grugliasco, To.

 

sarastusIl 24-25.9.2016: a Torino, all’interno della manifestazione italo-finlandese “Sarastus”, partecipa al tavolo di lavoro per la creazione di una cattedra universitaria binazionale dedicata alla medicina etnica olistica, e tiene un breve workshop su “Liberarsi dalla paura della morte.”

humanamedicinaIl 5.10.2015 con Grazia Roncaglia, ha tenuto un workshop su “Accompagnare empaticamente la sofferenza nella scuola” (Ospedale San Giovanni Antica Sede di Torino, in collaborazione con la Rete Euromediterranea per l’umanizzazione della medicina.
xprigion_project_logo_ital-jpg-pagespeed-ic-qphdsv44ktIl 9.10.2015 e l’8.11.2015 ha tenuto, in collaborazione con la psicologa Grazia Sacchi dell’Associazione “Onlus Progetto liberazione nella prigione”, una serata e una giornata dedicate a “Liberazione dal carcere”, all’interno di un progetto di formazione per la conduzione di gruppi di consapevolezza e di meditazione negli Istituti Penitenziari ispirato all’accompagnamento empatico della sofferenza. Il progetto verrà adottato dal carcere di Saluzzo nel corso del 2016.

 

FORMARSI IN ECEL
Empathic Care of the End of Life: Accompagnamento empatico della fine della vita

Daniela Muggia
Tel. 338 50 79 249
E-mail: daniela.muggia@amrita-edizioni.com
sito: www.danielamuggia.it
Facebook: Daniela Muggia
LinkedIn: Daniela Muggia

Seminari con Daniela Muggia

I seminari qui sotto elencati costituiscono, nel loro insieme, un corso completo in Accompagnamento empatico della sofferenza alla fine della vita (ma anche durante la vita: vedasi il seminario per le scuole, quello sulla resilienza e quello sulle carceri) secondo il metodo ECEL®. Tuttavia, ciascun seminario è un’entità indipendente e completa in sé.
Alcuni di questi seminari prevedono un co-docente; una breve biografia dei co-docenti si trova alla fine di questo documento.
Alcuni seminari sono a durata variabile, ossia possono svolgersi, per esempio, in una o due giornate: le due versioni non differiscono in quanto agli elementi presentati, ma differiscono nel grado di approfondimento e nella parte interattiva, peraltro molto importante nel metodo empatico di accompagnamento della sofferenza giacché esso richiede un addestramento per potere esperire lo stato empatico e soprattutto per imparare a suscitarlo e mantenerlo a lungo, in situazione di accompagnamento come nelle altre situazioni delicate o difficili della vita.
È possibile avere anche gruppi grandi, perché il metodo consente di esercitarsi anche quando si è molto numerosi.
Servono: sedie che possano essere spostate durante gli esercizi (quindi evitare aule magne fatte ad anfiteatro), una lavagna di carta con pennarelli colorati, un videoproiettore e delle casse acustiche collegabile al computer del docente; per il seminario “IL PROCESSO DELLA MORTE NELLA VISIONE TIBETANA: la dissoluzione degli elementi e la dissoluzione interna” serve anche parecchio spazio e dei tappetini da ginnastica per alcuni esercizi che prevedono di avere delle persone sdraiate a terra. Questo può di conseguenza riflettersi, in caso di sala piccola, sul numero dei partecipanti.
Durante i seminari è importante prendere appunti; non è consentita né la ripresa né la registrazione, ma sono perlopiù disponibili delle dispense che vengono consegnate durante o dopo l’evento.
Tutti i seminari hanno le caratteristiche per ottenere ECM per medici e infermieri, essendo stati parte di master universitari e corsi ECM negli ospedali italiani; esclusi ovviamente quelli che sono nati nel corrente anno 2019, evidenziati con (*).

LE BASI SCIENTIFICHE E LE BASI TRADIZIONALI DELL’ACCOMPAGNAMENTO EMPATICO: dalla separazione all’empatia

Docente: Daniela Muggia
Versione in una giornata
Versione in due giornate
Di cosa si tratta:
Il metodo ECEL® (Empathic Care of the End of Life, ossia l’accompagnamento empatico della fine della vita) si fonda su due colonne portanti: la punta più avanzata delle scienze occidentali (fisica quantistica, neurocardiologia e neuroscienze) e una serie di millenarie tecniche meditative tradizionali del buddhismo tibetano, dette “della compassione”, che consentono di coltivare stati empatici di grande lucidità ed eticamente orientati. Si scoprono le ricerche scientifiche più recenti che ne dimostrano la fondatezza e si impara una tecnica meditativa di base, così da poter continuare da soli l’addestramento, con lo scopo di riuscire ad attivare in sé e mantenere a piacimento uno stato interiore di grande pace, comunicabile al morente per empatia, su cui si innesteranno in seguito pratiche meditative più complesse e specifiche, che qui verranno presentate in forma guidata a titolo di assaggio, come il Tonglen o il Phowa essenziale, particolarmente utili per la sofferenza terminale e la morte, per le quali sarà tuttavia sempre necessario un buon addestramento nella tecnica meditativa di base.
A chi si rivolge:
A tutti coloro che desiderano comprendere le basi di un metodo fra i più apprezzati nel mondo associativo e ospedaliero, vincitore del Premio Terzani 2008 per l’umanizzazione della medicina, e al quale l’Università di Roma 3 ha dedicato un Master di secondo grado nel 2013. A chi desidera capire perché e come funzionano pratiche antiche su cui è stata costruita una delle più grandi tanatologie del mondo, quella tibetana, a chi da tempo milita nell’accompagnamento ed è in cerca di un metodo per non esaurirsi, e alla mentalità occidentale che desidera un approccio scientifico a pratiche considerate spirituali.

LIBERARSI DALLA PAURA DELLA MORTE

Docente: Daniela Muggia
Una giornata
Di cosa si tratta?
Il problema della paura della morte non è cosa da poco. Di solito, il solo argomento ci fa scappare a gambe levate, e la nostra società è lo specchio di questa inutile quanto illusoria rimozione di massa.
La parola d’ordine è apparire sempre giovani, quasi immortali. Così, quando la morte arriva, siamo perlopiù impreparati e disorientati.
Ci identifichiamo tutta la vita con il corpo e con la nostra mente: ma il corpo muore e l’encefalogramma diventa piatto, e se non possediamo una solida fede religiosa, cosa piuttosto rara, non c’è da stupirsi che la paura della morte sia così forte.
Se il corpo muore e la mente anche, c’è qualcosa che rimane, qualcosa su cui contare? Una risposta straordinariamente ricca e compatta ci viene oggi da quanto di più antico e di più moderno l’uomo abbia messo a punto: la meditazione, asse portante delle più grandi tradizioni mistiche della Terra, e la scienza, soprattutto attraverso la fisica quantistica, le neuroscienze e le indagini scientifiche sulle esperienze di premorte, altrimenti dette NDE.
Il seminario prevede una parte teorica, legata alle indagini scientifiche, ed una esperienziale, legata alla meditazione cristiana e buddhista.
A chi si rivolge:
A chiunque si trovi ad affrontare la propria morte (dunque a tutti!) o quella altrui (medici, personale sanitario o di assistenza, accompagnatori, o persone che, nella loro vita privata, si trovano ad essere attualmente accanto ad un malato che ha ricevuto una diagnosi infausta)

LA MORTE NELLE RELIGIONI PIÙ DIFFUSE DEL NOSTRO PAESE E LE QUESTIONI BIOETICHE

Docente: Daniela Muggia
Una giornata
Di cosa si tratta?
Quando ci si trova dinnanzi ad una società sempre più multietnica come la nostra, i malati che accompagniamo come professionisti o come volontari possono appartenere ad etnie diverse e a diverse tradizioni religiose. Cosa fare e cosa non fare per farli sentire a loro agio alla fine della vita?
Analizzeremo anche i grandi problemi bioetici sui quali spesso ci troviamo a parlare con i familiari, i medici, i malati stessi: la visione dell’accompagnamento empatico a proposito di desistenza terapeutica, suicidio assistito, eutanasia passiva e attiva, analisi della legge recente sulle direttive anticipate…
A chi si rivolge:
Ad accompagnatori già in azione e aspiranti accompagnatori; a medici e infermieri che si trovano a confrontarsi con la fine della vita di persone di etnia diverse; a chiunque si trovi, per se stesso e i suoi cari, alle prese con i molti dubbi e conflitti suscitati dalle scelte in materia bioetica, e desideri sapere quali margini decisionali può esercitare e in che modo nel nostro paese.

ELABORARE LE PROPRIE PERDITE SECONDO L’APPROCCIO EMPATICO, per evitare che ogni nuova perdita scateni i lutti non elaborati

Docente: Daniela Muggia
Versione in 1 giornata
Versione in 2 giornate con interazione ed elaborazione, insieme ai partecipanti, delle loro perdite
Di cosa si tratta?
Un lutto non elaborato è come una mina vagante, il cui dolore andrà ad accumularsi ad ogni altro nostro dolore simile (ossia a qualsiasi perdita, e di perdite nella vita ce ne sono tante: una morte, una malattia, la perdita di un lavoro, della casa, di un ruolo, di una relazione…). Questo è ancora più importante nel mondo della relazione d’aiuto e soprattutto dell’accompagnamento dei malati terminali, ove ogni nuova perdita può entrare pericolosamente in risonanza con un cumulo di perdite personali non elaborate, causando l’abbandono dell’attività di accompagnamento. L’approccio empatico si distingue dagli altri perché il lutto viene affrontato da uno stato diverso, empatico appunto, che si consegue con l’addestramento meditativo. Ciò permette di accompagnare gli altri nell’elaborazione (è quanto avverrà di fatto durante il seminario se se ne presenta l’occasione) ma anche e soprattutto di elaborare una propria perdita (e anche questo percorso verrà proposto all’interno del seminario).
A chi si rivolge:
Alle persone che faticano ad elaborare un lutto, agli operatori del lutto, e poi a medici, personale sanitario o di assistenza, e naturalmente a chi si occupa di accompagnamento della fine della vita. Ma è molto utile anche a persone che nella vita privata si trovano si trovano in procinto di un lutto, per esempio se uno dei loro cari è in fase terminale.

LE PATOLOGIE CHE SI MASCHERANO NEL DOLORE INTORNO AL MOMENTO DELLA MORTE. Riconoscere le allucinazioni dalle visioni di premorte

Docenti: Daniela Muggia e Giuseppe Spatola, psichiatra
Versione in una giornata
Versione in due giornate
Di cosa si tratta:
Quando gli accompagnatori, gli infermieri domiciliari, o i medici entrano nelle famiglie e la morte è vicina, spesso tendono ad ascrivere certi comportamenti al dolore, alla particolarità della situazione. Tuttavia può trattarsi di segnali diversi, che indicano un disagio mentale patologico: campanelli d’allarme che è utile saper riconoscere per aiutare le persone a rivolgersi a uno specialista o anche solo per proteggersi.
In questo seminario daremo spazio alle famose visioni di premorte, che sono molto importanti per i morenti ma spesso vengono confuse con gli effetti dei farmaci e dunque sminuite, privandoli con ciò di uno strumento utilissimo nella transizione che stanno vivendo. Imparare a riconoscerle e sapere come gestirle è dunque davvero importante.
A chi si rivolge:
Ad accompagnatori già in azione e aspiranti accompagnatori; a chi si trova, nella vita privata, a dover affrontare il vortice di complesse dinamiche familiari durante la morte di una persona cara o un lutto grave; a medici e infermieri soprattutto per quello che riguarda il riconoscimento e la gestione delle visioni di premorte.

ACCOMPAGNAMENTO EMPATICO DEL LUTTO PERINATALE

Docente: Daniela Muggia
Una giornata
Di cosa si tratta?
Perdere un figlio durante la gravidanza, oppure alla nascita, è un lutto aggravato da una serie di inadeguatezze sociali, mediche e giuridiche.
Come elaborare il lutto di un bambino che, per la società, non è mai venuto al mondo e quindi non esiste? Ma è davvero così per la madre e per il padre? Come dirsi “genitori” di qualcuno che non ha neppure un nome? Come trovare la forza per affrontare il dopo? Parleremo anche di altri casi, come gli aborti precoci, compresi quelli apparentemente “voluti”, ma spesso frutto di pressioni sulla donna: un lutto che a volte resta non elaborato fino alla morte, e che in quella sede gli accompagnatori della fine della vita devono saper affrontare.
Si tratterà un altro lutto di cui poco si parla: il lutto intrauterino subito dai sopravvissuti alla morte in utero di un gemello: un evento che crediamo (a torto) raro, mentre pare interessi un decimo della popolazione; una perdita che resta in agguato nell’inconscio per tutta la vita, spesso minandola con sensi di colpa apparentemente senza causa, che riemergono prepotentemente alla fine della vita.
A chi si rivolge:
A chiunque sia alle prese con questo tipo di lutto personalmente, o si trovi, per professione o per volontariato, ad accompagnarlo. Al personale dei reparti di ginecologia e delle maternità, spesso non al corrente delle stesse norme legali, e quindi incapaci di informarne i genitori….

IL PROCESSO DELLA MORTE NELLA VISIONE TIBETANA: la dissoluzione degli elementi e la dissoluzione interna.

Docenti: Daniela Muggia e Thubten Tenzin, medico tibetano
2 giornate e mezzo (inizio il venerdì nel tardo pomeriggio e fino a tarda sera, per esempio, seguito da sabato e domenica)
Di cosa si tratta?
La tradizione tibetana custodisce una delle più complete tanatologie del pianeta. In particolare all’interno della sua medicina tradizionale si è dato molto spazio al momento preciso in cui si muore, analizzando due fasi dette “di dissoluzione”. Nella cosiddetta “dissoluzione esterna”, negli ultimi giorni di vita si assiste al riassorbirsi degli elementi “esterni”, ossia quelli da cui il corpo è formato, ma anche quelli che servono da supporto alla coscienza per percepire il mondo. È ovviamente molto interessante impadronirsi di un metodo che ci consente di capire in quale fase percettiva si trova il morente, perché allora sappiamo anche come rassicurarlo e quale porta sensoriale usare per comunicare ancora con lui, anche quando apparentemente le comunicazioni sono interrotte. La comunicazione di guida e supporto si estende anche dopo che il cuore si è fermato, perché se questo sancisce per l’Occidente la morte, così non è per la tradizione tibetana: ha infatti luogo una seconda dissoluzione di elementi, detta “interna”, riguardantegli elementi che formano la coscienza. Alla fine di essa, inizia il percorso del bardo… e anche qui il “morto” può essere accompagnato e sostenuto.
A chi si rivolge:
A medici, personale sanitario o di assistenza, accompagnatori, e a persone che desiderano comprendere cosa avviene nel momento della morte secondo una tradizione che si è dedicata più di ogni altra all’analisi della fine della vita.

VIVERE CON LA MALATTIA

Docente: Daniela Muggia

Una giornata

Di cosa si tratta?

Ammalarsi fa parte della vita, e porta con sé potenti mutamenti. Abitualmente si pensa che essi siano tutti negativi, ma la malattia no di riassume nella sofferenza così come il malato non si riassume nella malattia.
Quali mezzi offre l’Accompagnamento Empatico della Sofferenza Terminale (ECEL®) per affrontare una diagnosi infausta, quando siamo noi a doverla comunicare, o noi a riceverla, o quando essa è rivolta a un nostro caro?
Come affrontare le fasi di una malattia e quali mezzi abbiamo per tenere a bada la sofferenza fisica e morale che essa porta con sé? Come possiamo risvegliare la resilienza dei malati gravi?
Quando la morte si avvicina, la sofferenza è di ordine fisico e mentale, ma la sofferenza mentale è composta da una quantità di elementi che possono, se analizzati, essere affrontati e leniti con una serie di antidoti di tipo comportamentale, evitando così di infliggere involontariamente al malato delle sofferenze inutili derivate dalle nostre proiezioni, e aiutarlo invece a trarre qualcosa di buono persino dalla malattia.
A chi si rivolge:

A che è malato prima di tutto, e poi a medici, personale sanitario o di assistenza, agli accompagnatori della fine della vita, che possono trovare in questo seminario una più profonda comprensione delle dinamiche delle persone che accompagnano oltre a strumenti per aiutarle ad avere di sé e della propria malattia una visione diversa e meno scoraggiante. Si rivolge ovviamente anche a chiunque, nella sua vita privata, si trovi ad essere attualmente accanto ad una persona che ha ricevuto una diagnosi infausta.

L’accompagnamento empatico dei piccoli malati terminali

Docente: Daniela Muggia
Una giornata

Di cosa si tratta?

Il bambino è un morente speciale, con dinamiche proprie, che è utile conoscere da subito, cioè da quando riceve la diagnosi infausta. Richiede da parte dell’accompagnatore una preparazione speciale sia in termini di conoscenza (perché a differenza dell’adulto, il bambino ha capacità comunicative in evoluzione a seconda delle età, in base alle onde cerebrali che sviluppa progressivamente, per cui sta all’accompagnatore adeguarvisi e aiutare i genitori in questo senso), sia come di qualità di presenza. L’accompagnamento empatico di un bambino nella fase terminale è fra i più delicati in assoluto, anche perché risveglia nell’adulto accompagnatore una serie di paure e moti di ribellione, che giustappunto minano la qualità della sua presenza accanto al bambino e ai suoi cari.
Nell’approccio empatico si riesce a mantenere un’aperta lucidità, capace fino all’ultimo di cogliere la saggezza e i guizzi di creatività del piccolo e aiutarlo a realizzarli in qualche modo: perché un bambino ha delle faccende in sospeso, proprio come un adulto, ma spesso esse riguardano il futuro più che il suo breve passato.

A chi si rivolge:

A tutti coloro che, per professione (pediatri, infermieri pediatrici, psicologi) o per volontariato intendono accompagnare o già accompagnano i bambini dalla diagnosi infausta alla fase terminale. Si rivolge anche agli insegnanti e agli educatori, i cui allievi hanno ricevuto o possono ricevere una diagnosi infausta. E naturalmente ai genitori. A chiunque voglia scoprire la delicata creatività che un bambino malato può sviluppare e fare sviluppare a chi lo circonda.

PRATICHE EMPATICHE, PROSSEMICHE E APTONOMICHE PER LA FINE DELLA VITA

Docente: Daniela Muggia

Versione in 1 giornata
Versione in 2 giornate

Di cosa si tratta?

La prossemica è la scienza delle distanze o delle vicinanze che variano con il variare delle culture, un elemento importante dell’accompagnamenti in questa nostra società multietnica; l’aptonomia à la scienza del contatto, ma non sempre si tratta di un contatto fisico. Si può imparare ad accompagnare con lo sguardo, toccando l’altro con gli occhi quando non lo si può toccare altrimenti, agendo da uno stato di coscienza non ordinario che possediamo naturalmente ma che occorre riscoprire e stabilizzare con l’addestramento, in modo da poterlo suscitare a comando e rimanerci.
È possibile nel silenzio permettere all’altro di disfarsi di un fardello che non vuole o non può dire, una faccenda in sospeso che pesa all’avvicinarsi della morte.
Disfarsi dei fardelli è importante perché riconciliazione e perdono (di sé e dell’altro) consentono una fine serena, influendo tantissimo sulla sofferenza complessiva di un malato terminale.
Quali pratiche meditative possiamo imparare e ritrasmettere al malato, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa o laica, per aiutarlo a liberarsi di queste faccende in sospeso, risolvendole anche unilateralmente?
Nella versione in 2 giornate ci si avvia a un gruppo di tecniche meditative dette “della compassione”, veri e propri capolavori della tradizione tibetana per cui è necessario avere già una buona base di addestramento in shiné (cfr. seminario “BASI SCIENTIFICHE E BASI TRADIZIONALI DELL’ACCOMPAGNAMENTO EMPATICO: dalla separazione all’empatia“).
Shiné è il termine tibetano che indica un insieme di approcci di base alla meditazione che favoriscono la presenza mentale e la quiete interiore, approcci oggi conosciuti anche con il termine “mindfulness”.

A chi si rivolge:

Agli accompagnatori della fine della vita, a chi lavora nella relazione d’aiuto, a chi vuole imparare un modo più delicato (fortemente empatico ed eticamente orientato alla compassione) per comunicare con l’altro e alleviare le sue sofferenze, anche quando non è più possibile una comunicazione verbale.

LA COMUNICAZIONE NELL’ACCOMPAGNAMENTO DA UNO STATO NON ORDINARIO: ASCOLTARE, DIRE, FARE DALLO STATO EMPATICO

Docente: Daniela Muggia

1 giornata

Di cosa si tratta?

Imparare ad “ascoltare” da uno stato contemplativo, e ad usare la tecnica della riformulazione per fare sì che l’altro sappia di essere stato ascoltato; imparare a “dire” con il corpo e con lo spazio, ricordando che il linguaggio non verbale non si limita all’espressione del volto o alla postura ma inizia con il disporre lo spazio per accogliere qualcuno, così che gli ricordi che è un incontro tra persone e non fra ruoli gerarchici; imparare a dire anche con il silenzio, con gli strumenti di benvenuto (carte di riorientamento e di riflessione, e altri mezzi escogitati nei reparti che lavorano con l’approccio empatico) e con gli strumenti di consolazione; imparare a comunicare con chi ha subito una perdita o la sta per subire (il malato, il familiare, il collega). “Fare” significa usare la creatività e suscitarla nell’altro, e farne uso nell’accompagnamento. Esamineremo insieme il caso di Parma, il cui ospedale è stato premiato per una ricerca che dimostra come, dopo una formazione in accompagnamento empatico, sia possibile fare progetti straordinari per i malati gravi, a costo zero; “fare” significa anche fare al posto del morente e fare per chi non c’è più, quando a morire è un nostro caro, o restituire alla commemorazione funebre il suo senso originario, quello di cominciare tutti insieme l’elaborazione del lutto; questo “fare” si estende anche ai nostri rapporti con i parenti di un paziente o di un accompagnato, giunto alla fine della vita. Si tratta di una tradizione antica, con straordinarie risonanze nella più moderna fisica quantistica.

A chi si rivolge:

Agli accompagnatori della fine della vita, a chi lavora nella relazione d’aiuto, a chi vuole scoprire come uno stato non ordinario, una volta conseguito, non sia fine a se stesso, ma si trasformi in ascolto, parole e azioni straordinariamente adeguati e creativi, capaci di risvegliare, nella sofferenza, la resilienza di tutti.

ACCOMPAGNAMENTO EMPATICO DEGLI ANIMALI ALLA FINE DELLA VITA

Docenti: Daniela Muggia soltanto
oppure in co-docenza con Stefano Cattinelli, veterinario

1 giornata
2 giornate

Di cosa si tratta?

24 milioni di italiani condividono la loro vita con un compagno animale: un rapporto affettivo stretto e arricchente.
Ma che accade quando la vita di un amico animale volge al termine? Esistono le cure palliative per gli animali?
L’eutanasia animale è sempre davvero l’unica soluzione per evitare che soffrano?
A volte, quando ci lasciano, in quella perdita risuonano altre perdite: come affrontare un dolore che gli altri sembrano non capire?
Rispondono a questi interrogativi un veterinario e una tanatologa, entrambi esperti nell’accompagnamento terminale, in questo seminario ricco di storie e di inoppugnabili fatti scientifici che ci spiegano come, in certe condizioni, la nostra mente e quella dei nostri compagni animali riescono a toccarsi…

A chi si rivolge:

A chi ha animali, a chi li ama, a chi lavora nei canili o nei gattili, agli educatori cinofili, e, ovviamente, ai veterinari…

IL SEGRETO DELLA NOSTRA RESILIENZA e LE ANTICHE TECNICHE DELLA COMPASSIONE

Docente: Daniela Muggia

1 giornata

Di cosa si tratta?
“Resilienza” è un termine che deriva dalla metallurgia: è la proprietà di un metallo che, pur deformandosi quando esposto a temperature molto fredde o molto calde, torna poi sempre alla sua forma iniziale. Negli ultimi anni è entrato nel linguaggio della psicologia, per indicare la capacità innata dell’uomo di risollevarsi anche quando la vita, la malattia, il lutto, la tragedia lo colpiscono e sembrano abbatterlo definitivamente.
Dallo studio della resilienza alla fine della vita, che risvegliamo attraverso le tecniche dell’accompagnamento empatico, c’è molto da imparare anche sui viventi…
Come si diventa, per esempio, capaci di trasformare il sentirsi eternamente vittima della vita in una nuova forza con cui vivere pienamente la propria esistenza?
Quale ruolo ha, in questo, l’addestramento ala compassione? E quali sono le basi scientifiche?

A chi si rivolge:

A chiunque si senta tartassato dalla vita o accompagni qualcuno che lo è.

ACCOMPAGNARE EMPATICAMENTE LA SOFFERENZA NELLA SCUOLA(*)

Docenti: Daniela Muggia

1 serata
1 giornata

Di cosa si tratta?

I bambini sono empatici per natura. Se sono agitati, proviamo a diventare pace e anche loro lo diverranno. Impariamo ad ascoltare il loro disagio e a rispondere tenendo conto delle onde che via via sono presenti, a seconda delle età, nel loro cervello…
In particolare, il seminario è dedicato a chi ha a che fare con bambini con problemi comportamentali, come ADHD, Sindrome della X fragile ecc. Scopriremo insieme quali sono i percorsi alternativi o complementari alla somministrazione degli psicofarmaci.

A chi si rivolge:

A chi ha figli, a chi insegna, a educatori, pediatri, psicologi, psicoterapeuti, e al personale sanitario che lavora in reparti pediatrici.

MEDITAZIONE e CARCERI: IL VERO “RECUPERO” È TROVARE SE STESSI (*)

Docenti: Daniela Muggia soltanto oppure in co-docenza con Grazia Sacchi

1 serata + 1 giornata
2 giornate

Di cosa si tratta?
Esiste da decenni un filone di buddhismo impegnato nel sociale che traduce in modo attivo e pratico la compassione, l’amorevolezza, la consapevolezza centrata sul presente in contesti connotati da particolari tipi di sofferenza (dukka). Il contesto penitenziario è profondamente segnato da sofferenze peculiari, da persone che richiedono un certo tipo di ascolto e di contenimento in un luogo con specifiche regole e caratteristiche. In particolare, la perdita della libertà e dei contatti affettivi è assimilabile al lutto, per le cui risulta specialmente efficace la forma di accompagnamento empatico della sofferenza.
All’assenza di libertà esteriori si contrappone la coltivazione della libertà interiore, e alla propria assenza dagli eventi delle persone care, soprattutto quando queste affrontano momenti difficili come la malattia e la morte, si sostituisce la capacità di fare per loro delle pratiche meditative di sostegno, a distanza, il cui funzionamento è oggi oggetto di studio delle neuroscienze.
La ricerca della libertà interiore all’interno della realtà carceraria apre la porta ad una trasformazione della coscienza che tocca tanto i carcerati quanto le guardie carcerarie… Essa lavora infatti sulla stabilità della mente e sulle qualità del cuore, alleviando la fatica della detenzione e lo stress del personale di sorveglianza, che spesso sfocia nel burn-out. Lo strumento fornito si è rivelato eccellente per evitare la recidiva a fine pena ma anche per ridurre grandemente le tensioni del personale.

A chi si rivolge:

A chi lavora in ambiente carcerario, a chi conosce persone che sono in carcere, a terapeuti ed educatori. A chi vuole entrare in un programma di volontariato in carcere.

TRE STEP DI MEDITAZIONE PER CAMBIARE LE NOSTRE RELAZIONI E IMPARARE AD USCIRE DAL BURN OUT (*)

Docente Daniela Muggia
1 serata, o
1 giornata oppure
2 giornate (ritiro: opzione caldamente consigliata quando possibile)

Di cosa si tratta?
Nella visione tradizionale del buddhismo, la meditazione conduce all’Illuminazione, ossia a uno stato di estrema lucidità, grande pace interiore, grande compassione, in comunicazione diretta, in ogni istante, con tutte le informazioni disponibili nel campo quantico.
Da questo antico percorso possiamo trarre tre passi che ci permettono già di sperimentare direttamente i primi tre livelli ora descritti, e di porre le basi per un ascolto profondo, empatico ed eticamente orientato alla compassione, che fornisce molte informazioni in più di quelle che abbiamo e che quindi ci apre ad una lettura del tutto diversa delle nostre relazioni, riconosciute essere una delle fonti principali di burn-out.
Il seminario contiene parti teorico-scientifiche volte unicamente a comprendere bene come le pratiche meditative proposte influiscano sulle relazioni; per il resto, è molto pratico, intendendo dare le basi per continuare da soli.

A chi si rivolge:

Il seminario ovviamente si rivolge a tutte le persone che si sentono in stress relazionale, tanto in famiglia che a scuola o sul posto di lavoro.
Viene regolarmente proposto e molto apprezzato anche in ambito ospedaliero, sotto forma di un corso in 20 lezioni da due ore l’una per il personale di ogni ordine e grado, ma è utile a tutte le categorie, giacché nessuna sfugge alle relazioni…

MORIRE SENZA MORIRE: LA MEDITAZIONE NEL MOMENTO DI LASCIARE IL CORPO (*)

Docente: Daniela Muggia

Una serata

Di cosa si tratta?

L’argomento è di quelli che ogni tanto finiscono in prima pagina, come per il ritrovamento in Mongolia, nel 2015, di un monaco in stato di perfetta conservazione, mummificato, attualmente custodito presso il più vicino Istituto di medicina legale.
Per la tanatologia tibetana potrebbe trattarsi di un caso di tukdam, o thukdham, ossia di morte clinica dopo la quale la coscienza di un maestro di meditazione rimane nel corpo in uno stato speciale di meditazione, scegliendo quando lasciarlo e governando di fatto il processo della morte. Oggi il tukdam è oggetto di studio di prestigiosi laboratori neuroscientifici.
I casi di tukdam, ci spiega la tanatologia tibetana, sono rari perché richiedono un’elevatissima padronanza della meditazione, ma sono ben documentati all’interno della tradizione buddhista; e spiegano per quale ragione la morte sia vista come un’opportunità straordinaria di Illuminazione invece che come una tragedia.

A chi si rivolge

A tutti!

MEDITAZIONE E DOLORE FISICO (*):

Docenti: Daniela Muggia e Delia Ravetti, naturopata e counselor

Una giornata

Di cosa si tratta?
Il corso nasce in risposta alla domanda “la meditazione può avere una valenza antalgica?”:
In effetti la meditazione ha una valenza antalgica: pur senza pretendere di sostituirsi alle cure palliative o alla medicina del dolore, essa rafforza l’effetto dei farmaci permettendo di diminuirne le dosi.
Vedremo insieme le basi scientifiche e tecniche meditative semplici che potrete, addestrandovi, mettere in pratica.

A chi si rivolge

A tutti coloro che sono alle prese con malattie dolorose o forme di dolore cronico e desiderano sperimentare l’impatto che la mente in meditazione può avere sulla loro riduzione.

Avviso per gli organizzatori

Organizzare questo evento richiede una grande attenzione diretta a chi si iscrive, a cui l’organizzatore deve poter offrire per es la possibilità di sdraiarsi ecc. Insomma, qualità di ascolto e di accoglienza ben sviluppate.
Cenni biografici di Daniela Muggia
Premio Terzani 2008 per l’Umanizzazione della Medicina, Daniela Muggia si è perfezionata in Tanatologia con Cesare Boni all’Università Federico II di Napoli. Da più di 30 anni studia la tanatologia e le tecniche meditative della tradizione tibetana.
Istruttore di meditazione, in più di 20 anni di esperienza a fianco dei malati terminali ha messo a punto il Metodo ECEL (Empathic Care of the End of Life, ossia Accompagnamento Empatico della Fine della Vita), che insegna in associazioni, ospedali, hospice e master in cure palliative, e al quale è stato dedicato un Master di secondo grado in Pedagogia e Tanatologia dell’Università Roma 3 nel 2013.
Fra i numerosi progetti di Educazione Continua in Medicina che ha condotto in ospedali e hospice per addestrare il personale a questo approccio, quello svoltosi nel 2010 in un reparto di terapia intensiva cardiochirurgica di Parma è diventato Progetto-pilota per l’umanizzazione e la dignità della persona nelle Terapie Intensive della Regione Emilia Romagna. È cofondatrice e Presidente dell’Associazione Tonglen onlus, Torino, che offre l’accompagnamento e la formazione in ECEL.
La sua metodologia trova applicazione in altri campi della sofferenza, ovunque sia possibile contare sull’empatia di chi cura e di chi riceve le cure: per questo nel 2013 ha scritto con Emilia Costa, psichiatra di chiara fama, Giù le mani da Pierino – Accompagnamento empatico dei bambini affetti da ADHD (sindrome da iperattività e deficit di attenzione), oggi tradotto in inglese e spagnolo (traduzione francese in corso) e nel 2014, con il veterinario Stefano Cattinelli, Tenersi per zampa fino alla fine – Medicina palliativa e accompagnamento empatico degli animali alla fine della vita, entrambi per le edizioni Amrita.
Ora lavora al suo terzo libro. Tiene corsi e conferenze in molti paesi, europei e non.
Online sono disponbili diversi suoi video interventi.
www.danielamuggia.it

Linee biografiche dei co-docenti

Stefano Cattinelli, laureato in medicina veterinaria, integra nella sua professione omeopatia, fiori di Bach, antroposofia e altri sistemi terapeutici. Ha pubblicato Amici fino in fondo (AAM Terranuova) e L’ultimo dono (Impronte di luce Edizioni) e, insieme a Daniela Muggia, Tenersi per zampa fino alla fine (Edizioni Amrita) a cui si ispirano i seminari che tengono insieme. È autore di numerosi articoli e co-fondatore di Impronte con l’anima, l’associazione che diffonde e organizza i percorsi di Dinamica emozionale uomo–animale–uomo che egli stesso ha messo a punto, e i seminari di Costellazioni sistemico-animali e di elaborazione del lutto. Lavora tra Trieste, Torino e Treviso, dove esercita la veterinaria sistemica famigliare.

Delia Ravetti, una laurea in biologia seguita da una formazione in nutrizione olistica, naturopatia, energetica tradizionale cinese, riflessologia, iridologia e iridologia psicosomatica, terapia craniosacrale ad indirizzo transpersonale, a cui si è aggiunto negli ultimi 10 anni lo studio dei processi della P.N.E.I presso la facoltà di Psicologia di Torino e la scuola di Mindfulness Counseling di Pomaia, ove si è diplomata.

Grazia Sacchi, psicologa, psicoterapeuta e supervisore clinico e Membro dell’équipe del Centro Mindfulness Project, Milano. Presidente di Liberation Prison Project Italia Onlus, che promuove da anni gruppi di consapevolezza e meditazione in carcere, conduce gruppi ad indirizzo psico-spirituale e terapie individuali presso il carcere di Milano Bollate. la Liberation Prison Project Italia Onlus.

Giuseppe Spatola, psichiatra, psicoterapeuta e medico di base, docente nei corsi ECM, ha usufruito in precedenza della formazione di Rigpa sull’accompagnamento spirituale; collabora con l’équipe di accompagnamento di Tonglen, dove svolge il ruolo fi formatore esterno. Coautore di Orientarsi in psichiatria, Fioriti ed.

Thubten Tenzin, medico in medicina tibetana e in medicina allopatica, docente nei corsi di Educazione Medica Continua e nel Master di II grado sull’accompagnamento Empatico della fine della vita di Roma 3, collabora da molti anni con Daniela Muggia e ha partecipato a tutti i suoi principali progetti negli ospedali e negli hospice.